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da: Avvenimenti, 23 luglio 1997 Poesie d'amore e L'estrosa abbondanza di Anne Sexton di NICOLA D'UGO
La madre, la strega sono gli emblemi, fra i tanti, che accrescono di valore temporale il suo linguaggio, conferendogli stratificazioni semantiche innegabili: sono dei miti raccolti e rivisitati in forma nuova, quale critica ai simboli stessi dell'universo storico maschile. La celebre "Ballata della masturbatrice solitaria", proposta nei due volumi con diversa traduzione, offre una lettura del rapporto d'antagonismo erotico nelle forme e nei valori dell'America degli anni Sessanta, del boom economico e della liberazione dei costumi sessuali, con vagheggianti accenti d'antecedente eleganza. L'organo sessuale femminile («Mia piccola susina») si fa, in Sexton, di una esteriorità intimizzata, un emblema dell'anima restituito dall'amante traditore alla mittente, mentre il refrain, il ritornello finale dell'antica forma della ballata («Io da sola ogni notte sposo il letto»), diviene, nelle mani della poeta, strumento di una melanconia appassionata e immediata, con un lessico diretto e colloquiale, o, come si disse, confessionale. Di contro, le traduzioni di Lo Russo non si curano né del peso delle parole, né del ritmo della frase. Meglio l'operazione di Centanin, egli stesso poeta, il quale indulge a un intimismo di buona resa espressiva, senz'altro personalizzata ma unitaria, a fronte delle difficoltà di tradurre la voce di una poeta prosodicamente sensuale e prevalentemente dedita alla rima, irruente, tenera e vanitosa. E meglio ancora Zuccato, in "Quando l'uomo entra nella donna", anche col ricorso a sparsi versi di matrice ungarettiana. Da Sexton in poi, più ancora che da Moore, H.D., Sitwell o Millay, va segnato il passo dei tempi, l'emancipazione del linguaggio poetico della donna, l'affermazione innegabile della sua "maestria", al di là di tante sciocchezze su stregoneria e ammaliamento che spesso, troppo spesso, si attribuiscono al buon operato di una poeta: tali etichette sono il corrispettivo del mascolino "istrionismo", che in arte non significa nulla. Da Sexton, la donna è in poesia ciò che la Woolf era da tempo nella narrativa: un "maestro", una "maestra" che dir si voglia, un faro che illumina uno spazio oscuro che poco prima c'era, c'era sempre stato, eppure continuava a non vedersi. |
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